agosto 21, 2011

Notes From Switzerland Underground



La scena rock svizzera degli anni Settanta non fu per nulla ricca di sfumature e innovativa come quella delle confinanti Francia, Germania o Italia, e per transività , non ebbe neppure il fervore del contesto svedese e inglese. Probabilmente anche la scena rock della penisola balcanica, nonostante il perdurare del regime sovietico, ebbe un maggior ventaglio di proposte musicali, per quanto non sempre di elevata qualità e comunque non di raro strettamente dipendenti dai modelli anglo-sassoni, nonché bloccate nell’esigenza primaria di esprimere in maniera più diretta ed efficace la necessità di una riforma sociale sempre più invocata dalle masse popolari. La sua posizione geografica poneva però la Svizzera facilmente vicina all’orbita teutonica del novello krautrock e della Kosmische Musik dove Amon Duul II, Popol Vuh, Tangerine Dream, Faust, Can,Ash Ra Tempel, Klaus Schulze, Kluster e Kraftwerk ne avrebbero concepito i momenti più emozionanti ed esplorativi, lontani miglia da qualsiasi referente col reale concreto e palpabile, delegando esclusivamente alla mente il potere di sondare nuovi mondi invisibili dove poter colonizzare lo spazio di un necessario ed infinito percorso di redenzione spirituale. L’immaginario musicale dei Brainticket, formazione svizzera, ma guidata dal belga Joel Vandroogenbroeck, rispondeva efficacemente a questa priorità esistenziale d’anelito verso un nuovo cosmo psicologico… già manifestatasi nel primo album Cottonwood Hill del 1971. Qui il flauto orientalizzante di Vandroogenbroeck scandisce i tempi e dialoga magicamente con la spasmodica e riverberata voce femminile nel brano Places Of Light… Ma l’apoteosi assoluta è già raggiunta nella suite Brainticket suddivisa in tre sezioni…Lo schema ricalca lo stesso motivo d’organo e di percussioni per 26 minuti, sul quale vengono ricamamati come in una minuziosa tela di Penelope una miriade di suoni naturali e artificiali…un concerto di musica concreta di rara inventiva…mentre la performance vocale di Dawn Muir è agghiacciante…urla…gemita…gode…il suo respiro è affannoso…è semplicemente la preda di un orgasmo totale…nel rituale indigeno di una oscura psichedelia erotica. L’idea di base dei Brainticket è quella di fondere i suoni elettronici con le variegate sonorità esotiche, come si evince più esplicitamente nel secondo Psychonaut del 1972, dove il flauto fa sempre da padrone e Ragaduca e Coc’O Mary sono due esempi altissimi della padronanza stilistica dei Brainticket che suggellano poi il loro testamento artistico nel concept mitologico egiziano di Celestial Ocean del 1974, con una musica ancora più flussuosa, con magici inserti di percussività elettronica tribale dispersi in vortici cristallini di cori dalla provienenza sconosciuta. Con Celestial Ocean il viaggio nell’Io più profondo raggiunge un punto di non ritorno…la terra è ormai lontana e il rito iniziatico ispirato al libro egiziano dei morti ha prodotto il suo indelebile e teraupetico effetto. I successivi Adventure del 1980 e Voyage del 1982 proseguono del resto sugli stessi sentieri galattici, immortalando il sound lisergico ed allucinogeno dei Brainticket nell’empireo supremo della Kosmische Musik europea. Anche i dischi solisti di Vandroogenbroeck sono di tutto rispetto, soprattutto il panteistico Images Of Flute In Nature dove approfondisce le sperimentazioni precedenti ma con pulsazioni meditative più distese e pacate. Un'altra costola dei Brainticket è poi rappresentata dal progetto Drum Circus, dove accanto al solito Vandroogenbroeck c’è anche il batterista Peter Giger dei Dyzan, altra formazione tedesca di notevole suggestione, pionera insieme agli Embryo del più originale jazz-rock-etnico degli anni Settanta. Magic Theatre, l'unico album pubblicato nel 1971, è un ennesima perla di una medesima poetica a cavallo tra occidente ed oriente, elettronico ed acustico, folk e jazz. L’unica altra band svizzera di quell’epoca degna di nota sono i Krokodil, dediti ad un robusto rock-blues psichedelico supportato anche dall’utilizzo del sitar, formula che raggiunge il vertice espressivo nei 15 minuti di Oddyssey In Om, contenuto nel loro capolavoro An Invisible World Revealed del 1971. L’influenza della musica indiana è del resto sempre presente nei loro dischi grazie anche alla presenza delle tablas e del flauto…che disegnano momenti d’intenso edonismo che si alternano a momenti più aggressivi dove le parti chitarristiche possono essere memori del sound West Coast di Grateful Dead o Country Joe & The Fish e si omegenizzano perfettamente con un’onnipresente armonica sempre in grande spolvero.


DISCOGRAFIA


Brainticket


Cottonwood Hill 1971

Psychonaut 1972

Celestial Ocean 1974

Voyage 1980

Adventure 1982



Drum Circus


Magic Theatre 1971



Krokodil


Krokodil 1969

Swamp 1970

An Invisible World Revealed 1971

Getting Up For The Morning 1972

Sweat And Swim 1973







agosto 03, 2011

La triste strega è tornata.





" Questa sorta di partitura musicale tra corpi / fiumi emersi sotto il peso incontrollabile del quotidiano mentre una passione snocciola la sua bellezza nei ricami del cielo "

Vanna Carlucci, poeta.



Grouper è un pesce: solitario, territoriale e piuttosto schivo. Caratteristiche comportamentali che probabilmente hanno spinto la silfide Liz Harris nella scelta del nome di questa sibillina specie marina come moniker. La sua musica è un crepuscolare dream-pop cesellato da una chitarra vaporosa e riverberi di Wurlitzer miscelati in un atmosfera mitopoietica.

L’avventura della ragazza di Portland comincia nel duemilacinque con ben due album nel giro di un anno: il primo omonimo (quasi irreperibile) e il secondo Way their crept - ode ai Throbbing gristle scritta da Arvo part, sentenziò Liz - coacervo di voci e strati di droni che esplode sui titoli di coda: Where it goes, colonna sonora di Dirty ones, mistico cortometraggio che vede la produzione di Harmony Korine e la presenza sulla scena della giovane sorella Rachel. Una vera chicca.

Il terzo lavoro è Wide: pennellate di voce spettrale, afflato impalpabile lontano da una mera forma canzone. Tormenti di un fantasma.

Nel successivo In Cover the windows and walls la chitarra s’inspessisce creando strati poderosi nel dittico finale You never came e Follow in our dreams: tra crepitii di un vecchio grammofono risuonano partiture eteree.

Il duemilaotto è l’anno della svolta, è il tempo della consacrazione: Dragging a dead deer up a hill, il suo secondo disco per la Type records. Lungo la scia dell’oscuro dream pop degli inizi appare un’anima cantautoriale con chitarra acustica e voce che cedono alla forza di gravità: heavy water/ I’d ratherin be sleeping. Grouper solca il pianeta Terra.

Un anno più tardi il prezioso miracolo

contenuto nell’ep Vessel, Hold the way.

Il suo vertice artistico.

Lo scorso aprile, dopo un paio d’anni di silenzio, viene rilasciato per la Yellow Electric il nuovo doppio album A | A: alien observer and dream loss, come al solito sold out prima delle stampe. Alien observer è anche il titolo del primo singolo: tre minuti di grazia impreziositi da un video lesbomacabro. Ma il capolavoro dell’opera è Vapour trails: nove minuti scortati da grappoli di piano e riverberi di chitarra che ci proiettano in un viaggio interstellare; lentamente il piano si defila per far spazio alla voce dimessa e fioca di Liz che nel finale viene nuovamente sommersa. In chiusura torreggia Come softly: toccante sinestesia tra voce eterea e piano magico, fosca confessione venuta dal vento.

Vento alieno in cui vengono dissolte le tracce del secondo disco, Dream loss. Sette brani opachi, atoni, con chitarra roboante (I saw a ray), voce disperata (Soul eraser) e abbacinante su un tappeto di schitarrate dark (A lie). Il nastro si riavvolge, è il ritorno alla primitiva disillusione, alla perdita del sogno. Tra ombra e luce.

La triste strega è tornata. Ed è la sua ennesima ottima prova, oramai un culto nell’underground musicale americano - tra i suoi fan gli Animal Collective: un tour nel duemilanove e la partecipazione all’ultima edizione del Coachella - e influenza imprescindibile per l’anima tetra di Chelsea wolfe, l’angelica newyorkese Julianna Barwick, la poetessa neozelandese Alicia Merz (Birds of passage) e per tutto il filone chill-wave e ipnagogico che infesta il Nord America.


ascolta:

Follow in our dreams http://www.youtube.com/watch?v=BeHks76-eqI

Hold the way http://www.youtube.com/watch?v=yhiKqkmkvO4

Vapour trails http://www.youtube.com/watch?v=vUPTCDvpdE4

vedi:

Dirty ones, cortometraggio di Brent Stewart, prodotto da Harmoy Korine, colonna sonora di Grouper ( where it goes ) http://www.youtube.com/watch?v=_fi6WWdiTtk


P.S. vi consiglio vivamente il breve scritto sul nuovo disco di Grouper di Filippo Righetto su: http://www.monthlymusic.it/BeTa/2011/04/15/grouper-a-i-a/

luglio 31, 2011

"Eravamo vivi e non lo sapevamo... ora stiamo morendo e non vogliamo capirlo!"

Tempi di myspace, di twitter, di facebook, di contest. Tempi in cui blog e siti urlano ogni giorno il nuovo capolavoro, il nuovo miracolo discografico - il nuovo questo e il nuovo quello. Poche, rarissime le volte in cui le parole mantengono fede. Ed allora se come si dice "ai posteri l'ardua sentenza", se l'oggi non è sempre decifrabile possiamo almeno capire come si era. Cosa c'è stato e rimembrare.
E' passato ormai oltre un decennio dal terrore del millenium bug. Per molti scrittori di questo blog e molti lettori gli anni '90 sono stati quelli formativi. Delle prime pomiciate e dei primi atti onanistici. E con ogni probabilità in quegli anni molti di noi (compreso il sottoscritto) hanno fatto una conoscenza a dir poco sconvolgente. Nella loro vita è entrata "Sua Maestà Rock". Ed anche se alcuni dicono di non credere più nel rock, ricordiamogli cosa c'è stato. Innanzitutto è doveroso fare alcune precisazioni, perché l'argomento che qui si vuol trattare è dato dalle produzioni Made In Italy nell'ultimo decennio del millennio scorso. In maniera molto, ma molto, riduttiva si può dire che il concetto di musica rock in Italia è giunto con molto ritardo rispetto agli altri paesi occidentali. Se universalmente è riconducibile al periodo dei "Meravigliosi anni '60" il massimo splendore a livello musicale (soprattutto per quanto riguarda Stati Uniti ed Inghilterra), in Italia le cose andavano leggermente controcorrente. Mentre il dualismo Beatles vs Rolling Stone infervorava, nel Bel Paese si usciva faticosamente dal cantagiro. Si sfiorava il grottesco col fenomeno delle "traduzioni" delle hit anglofone. Si riconosce già allora qualche cane sciolto talentuoso, ma poca roba. Nel decennio successivo le cose miglioreranno cominciando ad avere un certo mood rappresentato sia dagli spaghetti prog., dove gli Area del versatile Stratos sfoggiano grandi dischi; e sia grazie al cantautorato che mostra grande personalità.
Negli anni '80 grazie, probabilmente, all'esplosione di post punk e new wave in Italia giungono finalmente le prime produzioni autoctone. Certo, l'ispirazione al sound anglofono è ancora forte, ma i lavori non puzzano di “plagio” ma sembrano autentici.
Ma, bisogna attendere la caduta del muro per poter vivere la nostra El Dorado. Dalla caduta del muro sino all'avvento dell'euro in Italia si vive probabilmente il periodo più gravido del rock.
Molto lo si deve alla nascita di alcune storiche etichette indipendenti. La defunta Vox Pop, la Mescal (che annovera tra i fondatori Luciano Ligabue) ed il progetto del Consorzio Produttori Indipendenti.
Quest'ultima meriterebbe un capitolo a parte; limitiamoci a dire che è il 1994 quando l'etichetta I dischi del mulo (fondata da Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni) si fonde con la toscana Sonica (creata da due ex componenti dei Litfiba, Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli).
Ed allora partiamo con ordine. Dopo la caduta del muro l'acronimo CCCP diventa caduco e il sensibile Ferretti decide di sciogliere il gruppo. Poco male, da quelle ceneri nasceranno i Consorzio Suonatori Indipendenti, composto oltre che da Ferretti e Zamboni dai nuovi compagni di sbronze Maroccolo, Canali e Magnelli. Una band di tutto rispetto, con Canali e Zamboni alle chitarre, Magnelli al piano, Maroccolo al basso e un redivivo Ferretti alla voce, coadiuvato da Ginevra Di Marco ai cori. Attivi per circa un decennio produrranno una manciata di dischi di cui sono da ricordarne almeno tre. Nel 1994 per la storica emittente Videomusic esce il live unplugged In quiete. Un disco di un intimità avvolgente in cui i CSI ripropongono in chiave acustica alcuni vecchi pezzi dei CCCP, oltre che ad una languida versione di Lieve degli allora esordienti Marlene Kuntz. Nel 1996 tocca al capolavoro Linea Gotica: qui Ferretti, Canali, Maroccolo, Zamboni e Magnelli mostrano il meglio della loro unione. Un disco toccante ed impegnato (Cupe Vampe, Linea Gotica), ammirabile nei suoni (un orecchio attento noterà con grande fatica l'assenza di batteria) e nei testi e dove brilla E ti vengo a cercare, cover di Battiato che duetterà con Ferretti nella registrazione . Nel 1997 con Tabula Rasa Elettrificata la band, con sommo stupore di Boncompagni, giungerà in vetta alle classifiche italiane.
Ovvio, quasi scontato, passare alla band che probabilmente incarna più di tutte il concetto di rock negli anni '90. Chiaro che si parla degli Afterhours e di quel Manuel Agnelli croce e delizia del panorama underground italiano. Cominciano a far baccano sul finire degli anni '80 e dopo un paio di dischi in inglese targati Vox Pop, sempre per la medesima nel 1995 esce la bomba. La decisione di passare alla lingua italiana è forse la chiave di svolta. Tra sonorità post-grunge, noise nostrano e curiosi testi in cut up Agnelli e compagni danno alla luce Germi. Un disco ruvido, graffiante, incazzato; un disco coi contro coglioni. A pezzi storici della band (Germi, Strategie, Dentro Marilyn) rivisti in italiano si aggiunge una particolare cover di Mio fratello è figlio unico del genio Rino Gaetano. Due anni dopo si passa sotto la Mescal e questa volta si grida al capolavoro (e non si è esagerati). Hai paura del buio? è probabilmente l'album più significativo della band (e di diritto uno dei dischi italiani più completi). Un disco miele e ruggine in cui Agnelli sciorina il suo intero repertorio canoro e in cui la band tutta mostra eclettismo raro in Italia. Difficile rimanere impassibili davanti a brani come Punto G, Pelle o Rapace. Nel 1999 sempre su Mescal esce Non è per sempre, un disco più fresco rispetto ai primi due (e se l'uscita dal gruppo di Xabier Iriondo sarà pesante) anche questo disco riuscirà a farsi apprezzare. Nel nuovo millennio è da ricordare Quello che non c'è.
Su Mescal verrà prodotta la trilogia chimica dei Bluvertigo: Acidi e basi (1995), Metallo non metallo (1997) e Zero- ovvero la famosa nevicata dell'85 (1999).
Sempre l'onnipresente Mescal seguirà gli elettrizzanti esordi dei Subsonica con SubsOnicA (1997), Microchip Emozionale (1999) e Amorematico (2002).
In Piemonte, fucina di grandissime band negli anni '80, crescono ed esordiscono i Marlene Kuntz. fragoroso è il loro esordio per la CPI, quel Catartica ancora oggi elevato ad oggetto di culto. La band di Godano mostra un uso della lingua italiana pregevolissimo ed elevano ad arte feedback e noise come nessuno aveva fatto in Italia (per un po si porteranno dietro la scomoda etichetta di "sonic youth italiani"). Disco devastante in cui pezzi come Sonica, Trasudamerica  e la bellissima Fuoco su di te portano vento nuovo sulla penisola. Nel 1996 tocca ad un altro piccolo capolavoro dall'eloquente titolo de Il Vile, lavoro più maturo in cui arpeggi melodici e strati di feedback sono dosati con sapienza. Il chiassismo chitarristico tocca vette imponenti in pezzi come Ape Regina. E' da ricordare anche l'ottimo Ho Ucciso Paranoia.
E veniamo a quei Massimo Volume ritornati sulle scene dopo più di un decennio dopo aver impressionato nei nineties. Nulla come loro prima, tutto uguale dopo. Non è ardita questa espressione. Dopo una gavetta di tutto rispetto nel 1993 esce Stanze. Un disco in cui la parola sperimentazione (oltre nella recitazione dei versi anche nel contenuto dei testi Vedute dallo spazio/Ororo) ripercorre in tutte le tracce. Il disco soffre del pensiero di due teste pesanti: Emidio "Mimì" Clementi ed Umberto Palazzo. Come inevitabile che sia uno era di troppo e a fare i bagagli sarà Palazzo che porterà le sue idee nei Santo Niente. Con le idee più chiare nel 1995 è il tempo di Lungo i Bordi che vede un certo Fausto Rossi (autentico cane sciolto della nostra musica) alla produzione. Disco struggente, sospeso tra ricordi sfocati e desiderio di realtà (Primo Dio). Uscirà per Mescal nel 1997, forse, il loro album più rappresentativo, Da qui (che dopo aver sfiorato la produzione di John Cale) è affidato alle sapienti mani di Steve Piccolo. In questi dischi (ma anche nel nuovo Cattive Abitudini) la band mostra il loro marchio di fabbrica: la voce profonda di Mimì a declamare i suoi versi e i sempre presenti Egle Sommacal e Vittoria Burattini a fornire l'ambientazione migliore per accompagnare quelle parole. Saranno una delle band più rappresentative del decennio e fonte di ispirazione per molte band attuali. Mimì è da ricordare ed apprezzare anche nelle vesti di scrittore.
Come detto Palazzo per portare a compimento i suoi progetti fonderà i Santo Niente con i quali darà alla luce dischi di tutto rispetto come La vita è facile del 1995 e 'sei na ru mo'no wa na'i del 1997, entrambi su CPI.
Forgiati dall'esperienza del Great Complotto Pordenone, due membri dei Futuritmi fonderanno due band esplose sul finire degli anni '90. Il primo è il signor Davide Toffolo (che oltre a cimentarsi col rock n' roll è bravissimo e capacissimo autore di fumetti) che fonderà I Tre Allegri Ragazzi Morti. Attivi tutt'ora, anche se incomprensibile è la loro svolta reggae, sul finire degli anni '90 portano a compimento Piccolo Intervento a vivo (1997) bellissimo esordio in rock e Mostri e Normali (1999) contente una Dimmi, cover italiana di Ask degli Smith.
Il secondo è Gian Maria "GM" Accusani che fonda assieme a due signorine (Eva Poles ed Elisabetta Imelio) i Prozac +.
Testi ed abbigliamento sono in bilico tra punk e raver. Esordiscono con Testa Plastica nel '96. Due anni dopo raggiungono il successo con il tormentone Acidoacida e la melanconica Betty Tossica. Nel 2000 torneranno protagonisti con un altro singolo Angelo in 3 Prozac +.
Dalla Toscana, e precisamente da Livorno, giunge una band in costante crescita: ovvero i Virginiana Miller. Nel 1997 esordiscono con la Baracca & Burattini con lo splendido Gelaterie Sconsacrate, disco che riscuoterà successo meritato da parte del pubblico e diversi plausi dagli addetti ai lavori (Altrove, L'uomo di paglia). L'onnipresente Canali parteciperà a produzione e registrazione del disco. La voce del disagiato Simone Lenzi è una carezza calda e profonda, rassicura e rilassa ad ogni ascolto. Nel '99 sarà il turno di Italiamobile. Attivi anche oggigiorno, si ricorda la loro ultima fatica Il primo lunedì del mondo come tra i dischi più belli dell'anno appena trascorso.
Piemontesi come i Marlene Kuntz sono i Fluxus. Attivi dal '92, nel '95 accolgono resti delle ceneri di un'altra storica band, quei Negazione band di culto nell'hard-core italiano. Con Pura lana vergine (1998) mostreranno un sound pregevole in bilico tra hard-core e noise.
Paolo Benevegnù, nome di spicco del cantautorato attuale, muove i primi passi negli Scisma. Tra pop e new wave la sua vena cantautorale è già rintracciabile. Da ricordare Rosemary Plexiglas (1997) e Armstrong (1999).
A marzo è uscito il loro capolavoro Wow (da segnalare, seppur con qualche intoppo, come miglior tour italiano) i Verdena esordiscono timidi ed impacciati nel 1999 (ma attivi dal 1995) con l'omonimo album in cui sono presenti le hit generazionali Viba e Valvonauta. Una delle poche band seguite sin dagli esordi da una major.
Da ricordare sono un gruppo forse sottovalutato in Italia, i catanesi Uzeda. Presi sotto l'ala protettiva da quel re Mida della musica che è Steve Albini (produrrà il loro secondo disco) gli Uzeda mostrano un sound math rock inusuale in Italia; oltre a cimentarsi anche loro in sperimentazioni noise. Consigliati sono gli ascolti di Waters (1993) e Different section wires (1998).
Sono da ricordare anche personalità, cantanti e progetti che hanno avuto successo negli anni recenti ma che hanno fatto palestra negli anni '90. Oltre al pluricitato Giorgio Canali (che assieme ai Rossofuoco ha dato esempio di maestria cantautorale e musicale) è da citare anche l'irriverente e sobrio Pier Paolo Capovilla attivo già sul finire degli anni '90 con i devastanti One Dimensional Man ed ha proseguito come frontman degli schizzati Teatro degli Orrori: Dall'impero delle tenebre (2007) e A sangue freddo (2009) entrambi usciti sull'etichetta Tempesta.
Da segnalare quest'ultima etichetta, nata nel 2000 per volere del bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Enrico Molteni. La Tempesta per alcuni versi sta ripercorrendo i fasti vissuti da Mescal e CPI nel decennio precedente mettendo sotto contratto sia la vecchia scuola (One Dimensional Man, Canali, Massimo Volume) sia i delle volte discutibili esordienti ed esponenti del "nuovo rock italiano".

luglio 28, 2011

Musique chez Blind Spot




Neptune - Improv & Collaboration 2007


Blind Spot è semplicemente il posto ideale per ogni buon amante di qualsiasi sperimentazione e manomissione sonora... un negozio di vinili dietro Place De La République a Rennes, in Bretagna...un luogo piccolo nelle dimensioni ma grande e notevole nei contenuti... tutti orientati verso una ricerca musicale proiettata verso il futuro ma con inevitabil
i sguardi verso il passato... La selezione del materiale è accuratissima...passando dall'ambient-drone, al noise, alla musica concreta, al post-rock, all'improvvisazione astratta e industrial, al free-jazz, al krautrock...senza tralasciare le novità in ambito new sounds...dalla techno all'hip pop. Difficile trovare qualcosa di commerciale e se c'è è nella sezione "prezzo libero" (ovvero anche 50centesimi) come del resto ci s'imbatte anche in rarità nell'ambito folk-world o afro-funky. Bisognerebbe subito chiedersi (e il lettore subito lo farebbe) perchè parlare di un "negozietto" del genere, nel quale probabilmente non si metterà mai piede per tutta la vita...tanto più quando si tratti di un negozio d'oltralpe...non diverso dai tanti esistenti in tutta Europa. Le valide risposte al quesito potrebbero essere due...una che vede nel catalogo di Blind Spot (consultabile alla voce Les Angles Morts su Discogs...che tra l'altro ospita solo una piccola parte del grande ventaglio di proposte), al di là di qualsiasi possibilità economica nell'acquisto, un prezioso punto di riferimento per scoprire cose decisamente interessanti in un panorama musicale sempre più vasto e ricco di novità oscillanti tra il vecchio e il nuovo...ed una seconda che parte dalla volontà di suggerire e proporre alcuni ascolti in maniera diversa, partendo dall'esperienza personale di qualcuno che, come chi scrive, si recava in quel luogo durante freddi e piovosi pomeriggi bretoni. I gestori del negozio sono Pierre e Fred, due tipi che di musica ne sanno davvero tanto... Pierre più silenzioso in una tipica veste di "compostezza nordica" crea sempre l'atmosfera giusta nell'ambiente selezionando le novità...Fred più energico ed espansivo, pronto all'orientamento e a soddisfare curiosità... Come quando mi chiese se conoscevo Arrington De Dionyso...che davvero mi suonava nuovo...in realtà era il geniale cantante-sassofonista degli Old Time Relijun di cui conoscevo solo il bellissimo Catharsis in Crisis del 2007, dove Arrington cantava addirittura in italiano nel brano folle di "Veleno Mortale". "Il a fait un nouveau album de rock-shamanique"...disse Fred...alchè lo volli immediatamente ascoltare quasi percependo che sarebbe stato una bella rivelazione. Nell'alchemico Malaikat Dan Singa del 2009 Dioniso interpreta William Blake in lingua indonesiana...e questo già basterebbe come elemento per coglierne la portata di estremità sonora...resa densa dai tappeti mantrici del suo sax e da percussioni martellanti. Dionyso è inoltre un disegnatore dallo stile molto personale...ammirabile nelle copertine da lui stesso realizzate. L'altra chicca scoperta grazie a Fred furono invece i francesi Glen Or Glenda, originari di Bordeaux, una città con un'ottima scena musicale; l'album Le Contrebande Des Mouches del 2005 contiene solamente due tracce lunghe di largo respiro improvvisativo, tra post-rock , free-jazz e avanguardia, memori della lezione degli Henry Cow e con fiati e sintetizzatori in bella mostra, che ricamano un disco originalissimo che però è di difficile reperimento anche sul web. Nell'ambito del post-rock canadese sono molto validi anche i Fly Pan Am, sicuramente tra le band più significative della scena d’oltreoceano accanto ai maestri Godspeed You ! Black Emperor e A Silver Mt Zion o agli Hangedup, specie con l'omonimo del 1999 e N'ecoutez pas del 2004. Open City e Neptune invece, entrambi americani, rispettivamente di Los Angeles e Boston sono dediti ad un puro rumorismo noise-ambient, di stampo specialmente chitarristico. Gli Open City prediligono maggiormente la distensione e il flusso della materia sonora, rarefatta nell'omonimo del 1999, ma il discorso non cambia neanche nei successivi L.A. We Revise Your Neglect del 2002 e Birth Of Cruel del 2003, anch'essi come il primo molto godibili ma abbastanza introvabili. Più semplice imbattersi nei lavori del collettivo dei Neptune, che fieri anche di una ricca strumentazione auto-prodotta si sono consacrati con l'ultimo Gong Lake del 2008, caratterizzato da dinamiche più frammentate e spigolose rispetto a quelle degli Open City, che forse giungono all'apoteosi suggestiva di Improv & Collaboration del 2007 (noto anche come senza titolo), in vinile colorato arancione e racchiuso in una splendida copertina floreale. In ambito noise però sono caldamente consigliati gli svedesi Skull Defekts... Ricordo che entrai una volta fracido nel negozio e scorreva sul piatto una sorta di fruscio vorticoso misto al rumore di un elicottero (almeno così sembrava di primo impatto)... Era una traccia del doppio The Temple del 2009 che tra tutti forse è il disco che meglio illumina la vena sperimentale degli Skull Defekt, in bilico tra noise classico e ambient a base di synth e feedback. Sempre in aria scandinava sono formidabili i finlandesi Kemialliset Ystävät, figli della migliore musica alternativa nordica che vanta molteplici formazioni decisamente "avanti" (sulla scia degli alfieri Mum) sempre oscillanti tra atmosfere soffuse, vocalizzi angelici e neo-strumetazioni di varietà timbrica infinita. I Kemialliset Ystävät sono attivi dalla fine degli anni '90 con un attività discografica regolare, nella quale Alkuhärkä del 2004 è sicuramente un ottimo punto d'inizio per qualsiasi psiconauta che voglia navigare nella loro spiritualità. Sempre in tema di folk-rock arcano bisognerebbe ascoltare l'immenso omonimo del 2009 dei Sylvester Anfang II, di provienenza belga, non distanti dalle atmosfere oniriche e funeree a cui ci hanno abituato formazioni come i Six Organs Of Admittance nel loro splendido Luminous Night dello stesso anno come nei precedenti lavori. Grazie a Blind Spot vengo anche a conoscenza di quella che ben potrebbe essere considerata la formazione tedesca più originale dell'ultimo decennio, ovvero i Kammerflimmer Kollektief, con il loro personalissimo ibrido di free-jazz, elettronica ed improvvisazione libera... L'ascolto di Absencen del 2005 mentre nella strada scendeva lenta la pioggia..fu rivelatorio...ma solo come preludio alle altre esperienze cosmiche di Hysteria del 2001, Cicadidae del 2003 o Jinx del 2007. Nella sezione jazz-funky di Blind Spot ci sono poi delle stampe incredibili di Sun Ra, Steve Reid, Charles Mingus e dell'etiope Mulatu Astatke...ma la mia attenzione cadeva sulla copertina di Out There (2007) degli Heliocentrics, un ensemble trainante di jazz-funky psichedelico, fautori di una ritmica travolgente che trova maturità piena anche nei toni più esotici di Inspiration Information del 2003, realizzato in collaborazione proprio con il "mago" dello xilofono africano Mulatu. E prima di salutare Fred e Pierre per l'ultima volta...m'imbatto anche nella migliore sperimentazione italiana...come un miraggio vedo davanti a me Different Shades Of Blue del 2005 dei My Cat Is An Alien, alias Maurizio e Roberto Opalio...un disco non facile da trovare per le copie limitate, una performance totalmente improvvisata il 12 febbraio del 2004 al MCIAA's Space Room di Torino, che con la sua sottile miscela di glissandi chitarristici, xylophoni e percussioni nonché effetti e giocattoli vari, emerge cristallino nella vasta lista di progetti del duo torinese, in primis le collaborazioni con Lee Ranaldo, Thurston Moore dei Sonic Youth e Jim O'Rourke nella serie From The Earth To The Spheres in sei volumi, come anche quelle con il sassofonista Mat Gustaffson e Christian Marclay. Il quadro polimaterico utilizzato per la copertina è dello stesso Roberto Opalio ed è in perfetta sintonia con le atmosfere galattiche ed informali contenute nel disco, tra le migliori della drone minimalista europea.D'altronde la caratteristica principale delle formazioni oggetto di questo articolo sembra proprio essere una peculiare attenzione artistica verso le copertine, che si presentano così in una magnifica e raffinata veste grafica, pittorica o fotografica, tra esplorazioni ottico-ipnotiche, illustrazione fantastica e immagini d'inquietudine surrealista.




Discografia



Arrington De Dionyso

I See Beyond The Black Sun 2
008
Malakait Dan Singa 2009
Suara Naga 2011
Chatarsis In Crisis (with Old Time Relijun) 2007



Glen Or Glenda

Le Contrebende De Mouches 2005



Fly Pan Am

Fly Pan Am 1999
Ceux qui inventent n'ont jamais vécu (?) 2002
N'ecoutez pas 2004



Open City

Open City 1999
L.A. We Revise Your Neglect 2002
Birth Of Cruel 2003



Neptune

Patterns 2006
Improv & Collaboration 2007
Gong Lake 2008



The Skull Defekts

Blood Spirits & Drums Are Singing 2007
The Drone Drug 2008
The Temple 2009
Skulls CM von Hausswolff & The Sons of God Descending the Silver River of the DFX 2010
Peer Amid 2011



Kemialliset Ystävät

Alkuhärkä 2004
Kemialliset Ystävät 2007
Ullakkopalo 2010



Sylvester Anfang II

Sylvester Anfang II 2009



Six Organs Of Admittance

Six Organs Of Admittance 1998
Dust & Chimes 2000
For Octavio Paz 2003
The Sun Awakens 2006
Shelter From The Ash 2007
Luminous Night 2009



Kammerflimmer Kollektief

Hysteria 2001
Cicadidae 2003
Absencen 2005
Jinx 2007
Wilding 2010



The Heliocentrics

Out There 2007
Inspiration Information (with Mulatu Astatke) 2009



My Cat Is An Alien

Landscapes of an Electric City 1
999
Different Shades Of Blue 2005
Through the Reflex of the Rain 2005
From the Earth to the Spheres Vol. 1,3,5,6 2004-2006
Cosmic Light of the Third Millennium 2006




COVER ART




Arrington De Dionyso - I See Beyond The Black Sun 2008



Arrington De Dionyso - Malaikat Dan Singa 2009



Glen Or Glenda - Le Contrebande De Mouches 2005




Fly Pan Am - Ceux qui inventent n'ont jamais vécu (?) 2002



Neptune - Gong Lake 2008



Open City - The Birth Of Cruel 2003



Open City - Open City 1999





Open City - L.A. We Revise Your Neglect 2002




The Skull Defekts - Peer Amid 2011




The Skull Defekts -
Blood Spirits & Drums Are Singing 2007



The Skull Defekts - The Temple 2009




The Skull Defekts
Skulls CM von Hausswolff & The Sons of God Descending the Silver River of the DFX 2010



Kemialliset Ystävät
- Kemialliset Ystävät 2007



Kemialliset Ystävät -
Alkuhärkä 2004



Sylvester Anfang II - Sylvester Anfang II 2009




Six Organs Of Admittance - The Sun Awakens 2006




Six Organs Of Admittance - Luminous Night 2009




Kammerflimmer Kollektief - Cicadidae 2003




Kammerflimmer Kollektief - Absencen 2005




The Heliocentrics - Out There 2007



My Cat Is An Alien - Different Shades Of Blue 2005



My Cat Is An Alien - Cosmic Light of the Third Millennium 2006



My Cat Is An Alien - From The Earth To The Spheres vol.3 2005