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dicembre 11, 2011

Skaven - Flowers of Flesh and Blood


Gli Skaven sono un quintetto proveniente da Oakland, California, dedito ad un death metal imbastardito con crust e black. Il nome trae origine da dei ratti umanoidi presenti nella serie di Warhammer, gioco di ruolo tra i più conosciuti al mondo.
Nati dalle ceneri dei Black Maggot e attivi dal 1995 al 1997, sfortunatamente hanno dato alle stampe solo tre releases ufficiali, due split, uno con i Dystopia e uno con gli Stormcrow, e un EP. Dopo l'unico tour fatto nell'inverno 1996, si sciolgono nell'anno successivo.


Flowers of Flesh and Blood è stato registrato con l'aiuto di Noah Landis dei Neurosis, dalla sessione in studio vennero fuori tre canzoni: Flowers of Flesh and Blood, Severed e The Swarm, le prime due finite sull'ep e l'altra pubblicata solo nel 2008 nello split con gli Stormcrow.
I due brani sono molto belli, il lavoro svolto dal chitarrista e dai due bassisti è egregio, il sound è sporco e pesante, con riff che possono ricordare anche i primi Dissection, alternati a rallentamenti e parti cadenzate quasi doom. Il cantante urla che è una meraviglia con voce aspra e graffiante e le parti vocali calzano benissimo con il resto. Il drumming è nella norma, il batterista fa il suo lavoro senza stupire, sarà anche per questo che è finito a fare lo squatter in Europa...

giugno 19, 2011

House of Usher - On The Very Verge

Ah, il buon vecchio death metal.
Un basso, una batteria, due chitarre e qualcuno che grida al microfono, niente stronzate. Niente suoni artificiali e produzioni superpompate che sembrano come le tette al silicone, tutte uguali e finte.

Nel 1990 a Eskiltuna (Svezia) il bassista, il batterista, i due chitarristi e colui che grida al microfono si riuniscono sotto il nome di House of Usher, che deriva dal magnifico racconto The Fall of the House of Usher di Edgar Allan Poe.
Ne vien fuori un Ep di sole due tracce, On the Very Verge, pubblicato nel 1992 dalla misconosciuta etichetta italiana Obscure Plasma, che può vantare tra le sue uscite Live in Leipzig dei Mayhem e che nel 1994 si trasformò nella ben più nota Avantgarde Music (che annovera nel suo roster nomi di culto come Behemoth, Carpathian Forest, Katatonia, Kvist, This Empty Flow e Solefald).

Tracklist:
1 - Revengeance  6:35
2 - Rather Black    4:58

Revengeance e Rather Black sono due brani molto dinamici e ritmicamente vari, che nella loro struttura presentano mid-tempos e accelerazioni, il loro stile si avvicina più alla tradizione d'oltreoceano che alla scena death scandinava, eccezion fatta per la seconda parte di Revengeance. I riff sono dissonanti e di chiara impronta thrash/death (Rather Black in apertura richiama i Sepultura), il cantato è un classico growl alla Death prima maniera. Nessun sperimentalismo o esibizione virtuosistica, un lavoro di qualità con pochi fronzoli, death metal alla vecchia maniera. E basta.
I quattro svedesi purtroppo non avranno la stessa fortuna della loro casa discografica, dopo due demo autoprodotti il gruppo si scioglierà, ma non a tutti andrà male, il chitarrista Martin Larsson entrerà negli At The Gates, nome di spicco della scena death mondiale.

giugno 15, 2011

Neckar - Demo I


Neckar è la one man band del nostro omonimo redattore, attivo anche nel progetto Spalax e bassista nella band black/death Voyage.
Il Nostro ha composto le quattro tracce che vanno a formare il suo primo demo autoprodotto tra dicembre 2010 e marzo 2011, componendo e registrando il tutto in casa e avvalendosi di un pc per la drum machine e le parti di synth.

Tracklist:
1- Rhem Mountains
2- Robot Trees
3- In the Cave...
4- Abandoned Village

Rhem Mountains: sei colpi di charleston e via, chitarra e basso distorti ci rendono già chiare le mete a cui approderemo, un black metal fatto a regola d'arte in cui la melodia va scoperta pian piano sotto la coltre di riff distorti e urla disumane. La drum machine pesta e il brano è serrato, ma non per questo diventa opprimente e claustrofobico, il sapiente uso delle tastiere e il cambio di ritmo nella parte centrale fanno sì che il brano non stanchi e ci prepari agli ultimi epici minuti di quella che a mio parere è la migliore composizione del demo.

Robot Trees: la traccia più breve, più violenta, più rude sotto tutti i punti di vista. E anche la più brutta, presenta un riff efficace e una buona linea di basso ma nell'insieme è qualitativamente inferiore alle altre, oltre a soffrire dello stesso difetto di Abandoned village cioè la diversità di suoni e atmosfere rispetto ai due brani portanti del lavoro, Rhem Mountains e In The Cave; d'altronde come afferma Neckar stesso: "Robot trees è stata la traccia/prova... si poteva iniziare a lavorare sul serio...".

In The Cave...: Il terzo brano è il più articolato e ricco negli arrangiamenti, dopo una breve intro di synth si ritorna ai livelli qualitativi e alle atmosfere del pezzo di apertura. Una gran serie di riff si alterna per gli oltre nove minuti della composizione e in alcuni momenti le chitarre ricordano un certo death metal melodico di scuola svedese (in primis Katatonia e In Flames). Anche dal punto di vista vocale il brano è più variegato, accanto al growl compare una sorta di cantato pulito.

Abandoned Village: "È strumentale... un loop di drum machine semplicissimo arricchito da armonie intrecciate da una chitarra e un synth... il basso plettrato accompagna il tutto...", così la descrive l'autore. E la descrizione calza, il problema è che il brano dura sette minuti con poche variazioni, è una pausa d'atmosfera che non prelude e non conclude nulla e non ha molta attinenza col resto.

Difficile esprimere un giudizio complessivo sul lavoro, due brani su quattro sembrano più dei riempitivi, la qualità della produzione per ovvie ragioni è (anche volutamente) bassa, ma le idee ci sono (Rhem Mountains e In The Cave sono due pezzi molto validi) e con un buon batterista e una strumentazione migliore...

P.S. A sottolineare la voluta artigianalità del lavoro la copertina, disegnata a mano.

P.P.S. L'album è in download gratuito qui  http://neckar.bandcamp.com/album/demo1, se desiderate il formato cd contattate direttamente Neckar a questo indirizzo neckar85@gmail.com

giugno 12, 2011

Liturgy - Renihilation



New York, 2009.
Questo capolavoro è stato registrato e curato da Colin Marston...chitarrista dei Krallice (ve li ho presentati in qualche articolo fa). Non smetterò mai di consigliarveli.
Primo album dei Liturgy, pubblicato dalla 20 Buck Spin, etichetta di Olympia (WA). Ennesimo marchio di qualità statunitense.


Disco eccezionale.
La tracklist è formata da quattro intermezzi denominati 'Untitled' e da sette tracce formidabili. I Liturgy suonano principalmente un personalissimo black metal. Serrati, spietati e con un gusto completamente diverso rispetto a band che cercano in tutti i modi di riprendere semplicemente l'oramai vecchio black metal europeo. I Sonic Youth del black metal tanto per capirci.
In quest'album respiro freschezza; un genere musicale che si rigenera e si contamina.
E' molto forte in me la necessità di portare a galla questa band. La solita storia...gli Stati Uniti sfornano sempre ottima Musica. Imparagonabili.
Su Ebay o sul sito che ho precedentemente inserito, lo trovate in versione vinile intorno agli 11 euro. Vale la pena di acquistarlo. Ma tanto...scarichiamo no...? Per fortuna negli Stati Uniti band del genere hanno spazio nei locali e non hanno bisogno di vendere molti dischi per campare.

Un brano di 'Renihilation' eseguito live: Pagan Dawn

maggio 24, 2011

Il colore venuto dallo spazio


"...Ci sono suoni che non possiamo percepire. A ciascun estremo della scala ci sono note che non fanno vibrare alcuna corda di quello strumento imperfetto che è l'orecchio umano. Sono troppo alte o troppo basse..."
"...E' noto ai marinai che un branco di balene che si scaldano o si rincorrono sulla superficie dell'oceano, a parecchie miglia di distanza l'una dall'altra, separate dalla convessità della terra, talvolta si immergono nello stesso istante: spariscono tutte in un attimo. Il segnale è stato dato...troppo basso per l'orecchio del marinaio in coffa e dei suoi compagni sul ponte...che tuttavia sentono le sue vibrazioni nella nave, come le pietre di una cattedrale sono fatte vibrare dal basso di un organo..."
"...Come avviene con i suoni, avviene anche con i colori..."
"... L'occhio umano è uno strumento imperfetto: la sua gamma è solo di poche ottave della 'scala cromatica' reale. Io non sono matto; ci sono colori che non possiamo vedere..."

Questi sono frammenti di alcune riflessioni conclusive del racconto "La Cosa Maledetta", scritto da Ambrose Bierce nel 1893.
Riflessioni non pensate e scritte dall'autore del racconto, ma dal defunto protagonista della vicenda: Hugh Morgan. Il suo diario viene analizzato dal Coroner, in presenza di oscuri giudici, al fine di riuscire a sentenziare la causa della cruenta e spietata morte di Morgan. La vista del suo corpo fatto a brandelli provoca solo vomito e nausea dei presenti. Chi ha fatto ciò? Mr. Harker è l'unico testimone, colui che ha assistito all'assassinio poichè ha accompagnato Morgan nel suo ultimo pomeriggio di caccia nel deserto americano. I suoi sensi però, possono solamente permettergli di raccontare ciò che ha visto: un corpo sballottato da destra a sinistra, avanti e indietro, scomparendo alla sua vista di tanto in tanto.
Verdetto dei giudici: Morgan ha avuto un attacco di cuore; Mr. Harker è abbastanza maturo per essere rinchiuso in un manicomio.
L'unico uomo a credere nell'esistenza di una malvagia Cosa invisibile è Morgan. Questo si deduce leggendo il suo diario. Eppure gli scienziati possono oramai dimostrare la presenza dei cosiddetti raggi "attinici": colori che l'uomo non riesce a distinguere. Questo significa che la Cosa esiste per l'uomo di Scienza, ma non per l'imperfetta mente dell'uomo comune; un cane percepirebbe la Cosa, grazie al suo fiuto acuto. Se delle bende coprissero i nostri occhi e qualcuno ci accompagnasse in un qualsiasi bagno di un treno fermo italiano (Trenitalia), non avremmo molte difficoltà a capire quanta urina ci si sta incollando sotto le nostre scarpe. L'odore crea immagini nella nostra mente. L'odore del pollo arrosto crea nella nostra mente l'immagine del pasto. Siamo esseri imperfetti e vittime dell'abitudine. Se il pollo, da oggi in poi, mutasse il proprio odore, continueremmo a mangiarlo? La fame ci porterebbe a tapparci il naso e a divorarlo comunque. Bisogna mangiare solo quando si è molto affamati. I serial killer potrebbero insegnarci qualcosa in merito.

Molto interessante è la storia del protagonista del romanzo "L'uomo invisibile" scritto da H.G. Wells nel 1897.
Il signor Griffin è un eccellente scienziato che dedica lunghe notti ai suoi ultimi esperimenti, che hanno come scopo la ricerca dell'invisibilità. Ovviamente ci riesce.
Fermatevi un attimo e riflettete su quello che sto per dirvi: cosa fareste da persone invisibili? Immaginate come potreste diventare milionari in breve tempo rapinando banche, oppure a quante Lamborghini potreste rubare facilmente recuperando le chiavi tranquillamente dal cassetto di una concessionaria; pensate a quanta gente potreste ammazzare senza esser visti oppure a quante mummie potreste rubare dal Louvre; riflettete su tutto ciò che diventerebbe più semplice possedere e fare da persone invisibili. Vi posso assicurare che è davvero divertente esserlo. Ma sappiamo tutti che i problemi e gli ostacoli, anche in questo caso, non ci farebbero attendere a lungo.
Se qualcuno scoprisse il nostro stato di invisibilità? Se il mondo intero lo scoprisse?
Caliamoci un attimo nei panni dei visibili. Non è molto difficile aver terrore e paura di una persona che i nostri occhi non vedrebbero. Non sapremmo come picchiarlo e catturarlo. L'uomo invisibile intanto girovaga nudo per le strade e quindi senza un paio di scarpe ai piedi o un cappello in testa o un paio di guanti o una canottiera che ci orienterebbero appena. Avremmo paura. La paura penetra dentro di noi e ci trasforma in killer senza pietà. Certo è che la paura unisce...la gente si allea contro l'uomo invisibile. Nessuno più ha la minima intenzione di accettarlo poichè è particolarmente diverso. Non è un africano nero, ma peggio...è un uomo invisibile. E da questo momento in poi la vita dello scienziato diventa un dramma. Ha creato un mostro da abbattere poichè pericoloso: ladro, delinquente, assassino, diverso, invisibile. Per strada non ti saluterebbe nessuno in due casi: restando completamente invisibili oppure travestendosi con bende, occhiali da sole rubati dai senegalesi e un cappello che servirebbe solamente a coprire un volto fantasma. Diventi ancora più invisibile e sospetto. Sarebbe davvero difficile trovare una donna che accetterebbe di fare sesso con un pene invisibile.
Insomma...nel momento in cui l'invisibilità diventa una mostrusità, all'uomo ignorante, senza un minimo di conoscenza scientifica e dannatamente superstizioso, non gli resta che eliminarlo dalla faccia della terra. Ma in questo caso l'assassino chi è? Vi propongo la risposta: la paura nei confronti della diversità.

Bene...come sempre accade (per quanto mi riguarda), leggendo romanzi e racconti della seconda metà dell'Ottocento mi ritrovo davanti a scrittori di alto livello letterario e di colta immaginazione.
Le mie, sono state semplici riflessioni sul tema dell'invisibilità, ma ovviamente vi consiglio di immergervi nei mondi creati dagli autori di queste opere d'arte, caratterizzati da gotiche atmosfere e un bel pò di sano umorismo nero.

Nota: il titolo dell'articolo riprende un racconto scritto da Lovecraft nel 1927 intitolato "The Colour Out of Space" che altro non è che una versione/omaggio arricchita di particolari de "La Cosa Maledetta" di Bierce. Infatti il protagonista del racconto di Lovecraft si chiama Ammi, diminutivo di Ambrose (Bierce).

I titoli originali dei libri presi in questione sono:
- "The Damned Thing" di Ambrose Bierce (1893)
- "The Invisible Man" di H.G. Wells (1897)


maggio 08, 2011

Profound Lore Records



La Profound Lore Records è un'etichetta indipendente canadese che negli ultimi anni sta sfornando album di elevata qualità artistica.
Nasce nel 2004 come passatempo, oggi è una delle etichette di maggior rilievo nel panorama musicale mondiale ed extraterrestre.
In quest'articolo vi presenterò solo alcune delle svariate band prodotte dalla Profound Lore.
I generi musicali trattati da quest'etichetta sono diversi, si viaggia dal brutal/death metal all'ambient/drone, dal black metal al prog. Cocktails mostruosi e letali.
La Profound Lore volge lo sguardo verso il futuro, contemplando la lenta evoluzione della musica estrema.
In quest'articolo vi presento gli album che sto ascoltando maggiormente negli ultimi tempi.


Krallice - Dimensional Bleedthrough (2009)


Album costituito da sette tracce molto dilatate, ricchissime di ornamentazioni e cambi ti tempo e di atmosfere. Band tecnica e visionaria.
Artwork fantastico, solo le loro copertine ti costringono a comprare l'album senza pensarci due volte.
Gli incastri armonici delle chitarre sono ammirevoli, chitarre suonate da due musicisti di spessore: Mick Barr il 'minimalista' e Colin Marston il 'tecnico'. Il tutto è sorretto da una sezione ritmica serrata e spietata condotta da un batterista dal tocco morbido e veloce. Il basso accompagna armonicamente le chitarre e mai schiacciato da queste. Ascoltare per credere.
'Dimensional Bleedthrough' è il loro secondo album, preceduto dall'omonimo del 2008 e succeduto dal recentissimo 'Diotima' (è in circolazione da un paio di settimane). Lo stile e gli schemi compositivi sono gli stessi nei tre album. Il loro sound è definitivo. Segno indelebile nella storia della musica contemporanea.

Altar of Plagues - White Tomb (2009)


Il 2009 è stato un anno florido per la Profound Lore. Questo è un album ambient/black metal notevole. Distorsioni cupe e calde ti trascinano in una dolce dimensione apocalittica. Ritmi cadenzati e lenti si alternano a sfuriate di blastbeat. Sonorità oniriche create dalle chitarre. La chitarra è uno strumento musicale che ancora oggi ha molto da comunicare.
Le tracce di quest'album sono tre, anche queste parecchio dilatate nel tempo.
Buona immersione.

Stargazer - A Great Work Of Ages (2010)


Death/trash metal in salsa prog che ricorda tantissimo le prodezze di band come gli Atheist. Da bassista ascolto quest'album con grande ammirazione. Adoro il timbro e la qualità tecnica del bassista degli Stargazer, ascolto quest'album come se ascoltassi una serie di lezioni di basso elettrico. Album quasi del tutto strumentale e carico di energia. Capolavoro nel panorama metal australiano.

Agalloch - Marrow of the Spirit (2010)


Ultimo lavoro degli Agalloch. Fedeli al black metal melodico vecchio stile più vicino agli Ulver e In the Woods..., ma con una personalissima vena psichedelica e romantica. Inserti acustici, frammenti di minimalismo chitarristico, atmosfere eteree, raggi di sole tra foglie inumidite, raffiche di blastbeat, urla liberatrici, suoni della natura...insomma emozioni. Ennesimo capolavoro prodotto dalla Profound Lore.

Mi fermo qui per adesso. Sul blog Mr. Carcassa ci ha informato sull'esistenza dei Portal, altra validissima e esoterica band prodotta da questa etichetta. Le bands e gli ascolti sono tutti meritevoli e vi consiglio di girovagare per il sito ufficiale della Profound Lore dove potrete fare anche degli ottimi acquisti!


Chiudo con un altro album/capolavoro prodotto dalla PL: http://www.youtube.com/watch?v=LNu9JuURXL8

aprile 19, 2011

Portal - Swarth


Australia, 2009, etichetta: Profound Lore


Swarth: Stato di eccitazione emotiva, riflessi alterati, alterazione dell'umore.

Larvae: Compromissione della capacità di giudizio e autocontrollo, rabbia.

Illoomorpheme: Confusione mentale, comportamenti socialmente inadeguati.

The Swayy: Compromissione della percezione di forme, colori e dimensioni.

Writhen: Aggressività, stordimento, comportamenti aggressivi e violenti.

Omenknow: Compromissione grave dello stato psicofisico, ipotermia, vomito.

Werships: Stato di inconscienza, allucinazioni, cessazione dei riflessi.

Marityme: Fame d'aria, sensazione di morire, coma, morte.





Ignis Fatuus: Batteria
Horror Illogium: Chitarra, Basso
Aphotic Mote: Chitarra
The Curator: Voce


Video: Larvae
          
Web: http://www.portalabode.com/

aprile 01, 2011

Big Sexy Noise

 31-03-2011. Magnolia, Segrate - Milano

Se Eva fosse esistita, con ogni probabiltà sarebbe stata Lydia Lunch. Il demone tentatore dopo 35 anni di agonie, isterie, litanie, angosce, nevrosi, psicosi, alienazione è ancora sulla scena ed ogni sua esibizione proietta dai suoi occhi spiritati il messaggio "Lasciate ogni speranza voi che entrate". Ma l'inferno dantesco non è una metafora coercitiva frutto della morale cristiana; la Lunch l'inferno, quello reale quello che si vive ogni giorno, lo conosce perfettamente e sa riprodurlo durante i live. Sono passati 35 anni quando in una New York gravida di tensioni e creatività una 17enne Lydia Lunch infervorava coi suoi Teenage Jesus and the Jerks tra le strade metropolitane. Con gli allora compagni di sbronze James Chance ed i suoi Contorsion, Arto Linsday e i suoi DNA e i Mars impressionano il "non musicista" Eno convogliando in un album le loro atrocità. E verrebbe da dire "grazie ragazzi". E' il '79 quando viene dato alla luce uno dei dischi più importanti della storia della musica, quel No New York destinato (e qui di retorica ve ne è davvero poca) a diventare il seme germinale da cui nasce un universo parallelo di musica, cinema, spettacoli ma anche e soprattutto un diverso modo di approcciarsi alla realtà. La Lunch figlia illegittima del power flower incarna l'emblema dell'adolescente malsanamente cresciuta troppo in fretta, vomitata e non partorita sui marciapiedi nauseanti di piscio. Ma oggi, nel 2011 a New York è rimasto il solo James Chance (in queste settimane anche lui in Italia col suo nuovo progetto "The Fix Is In"), Arto Linsday vive a Bruxelles, e la nostra ex lolita-prostituta-intellettuale si è stabilita da diversi anni a Barcellona.  La movida ed il sole spagnolo non hanno intaccato il suo animo corvino, crepuscolare; al massimo le hanno fatto mettere su qualche chiletto, e vi assicuro che così diventa una presenza ancor più disturbante, destabilizzante, terrificante. Il nuovo progetto Big Sexy Noise oltre che della Lunch si avvale delle performance di altri mostri sacri della musica: quei Gallon Drunk (James Johnston alla chitarra, Ian White alla batteria e Terry Edwards, organo e sax) che assieme a Jon Spencer e Gun Club hanno saputo con ardire e intelligenza diluire il punk col blues, o viceversa. Big Sexy Noise come dicevamo, sono attivi da un paio d'anni e fortunatamente toccano spesso la nostra penisiola. Le musiche sono in bilico tra un blues corrosivo ed uno stoner sobbalzante (nel senso che a tratti il suono ti solleva letteralmente dal pavimento), e le performance atonali di Edwards aggiungono quella componente di free jazz che per un'istante ci fa tornare a respirare le atmospere distopiche della New York del '79. La Lunch ormai è una splendida Milf 52enne che riesce in modo sempre nuovo ad inscenare la depravazione amorale che l'ha accompagnata per tutta la sua esistenza. Simula blow job, orgasmi litanici e non manca di schernire il pubblico maschile, soprattutto ridicolizzando il loro oggetto sessuale rappresentato dal pene. Provoca continuamente il pubblico, bagna costantemente le labbra col whiskie. La signora è una calamita che attira su di sè la totale attenzione del pubblico e non c'è figa che non sia bagnata e non c'è cazzo che non sia eretto. La voce della Lunch è spettrale e turpe di un'angoscia raccapricciante manifesto di una una vita confusa, abusata, annichilita. La sua morbosa ossessione verso la provocazione e la sperimentazione ha portato la Lunch a districarsi tra diverse forme espressive non sempre all'altezza del personaggio. Ma di sicuro il progetto Big Sexy Noise è da considerarsi espressione matura di un percorso artistico districato, violento che lascia sempre vibrazioni tra le pareti cerebrali. E alla fine, se pur leggermente interdetti, si torna a casa felici.

marzo 25, 2011

Woods of Desolation - Sorh


Il black metal è sempre stato un genere musicale impregnato di Romanticismo ma mai come negli ultimi tempi.
L'osservazione della natura è il primo passo, il secondo consiste nel trasformare le emozioni assorbite in musica.
Ai musicisti dediti a questo genere musicale non importa portare gli ascoltatori alla distruzione fisica ma ad un livello di contemplazione e riflessione e di angoscia.
Il black metal è Natura in Musica. E' il genere musicale più Punk/Ambient che esista.
Distorsioni delle chitarre riverberate e predominanti sino a coprire la batteria, urla di disperazione, melodie tristi.

I Woods of Desolation sono formati da due anime quasi anonime che mettono in pratica ciò che è stato detto sopra.
Sono australiani e hanno collaborato anche in altre band molto valide in questa nuova scena musicale: Austere, Nazxul, Grey Waters...tanto per dirvene qualcuna.
Questo EP esce nel Novembre del 2009 ed è stato lanciato dalla tedesca Eisenwald da me citata anche nella recensione degli Aurvandil.
Le tracce sono tre, anticipate da un breve 'Intro' che cerca di stringerci la mano per accompagnarci nelle avvolgenti sonorità che ci cattureranno per una ventina di minuti.
I brani possono anche non essere analizzati singolarmente poichè sono molto simili tra loro sia per la loro pasta sonora sia per la costruzione compositiva.

Questo Ep è un po' il manifesto di questa nuova scena musicale.
Io riesco facilmente a farmi trascinare dalle loro sonorità e voglio stare al di fuori di ogni giudizio critico sulla qualità di questa musica.
Anime felici e serene non riuscirebbero mai a mettersi in contatto spirituale coi Woods of Desolation.

Su Youtube potete ascoltarvi la traccia secondo me più intensa: http://www.youtube.com/watch?v=8uqMFXe69WQ

Il vinile è tranquillamente acquistabile sul sito della Eisenwald. Fantastico.
Tracklist
1. Intro
2. The Leaden Sky Torn
3. Enshrouded by Solitude
4. Within the Crimson Tide

Contatti





marzo 19, 2011

Sonic Youth – Sonic death (Early sonic 1981/83)


Esiste un nutrito credo tra i fan dei Sonic Youth che afferma come nella vastissima discografia di uno dei gruppi più influenti della storia del rock ci sia una sorta di “santissima trinità”. Una linea immaginaria dopo la quale qualsiasi parola aggiunta o tolta a quanto si è già detto può portare al peccato. Lungi dal voler rileggere pagine e pagine di recensioni, critica e wikipipponi tra i quali ci si può benissimo perdere in giudizi sommari (o totalizzanti) è utile anche capire come quella “santissima trinità”, quel tempio insomma è stato costruito. All’indomani dell’uscita del primo crisma, Confusion is sex (siamo nell’83) i Nostri bazzicano e non poco l’underground della Grande Mela, sempre interessati a quello che avveniva in ogni buco di culo che si possa definire artistico. Frequentano Lydia Lunch e tutti quei bravi teppisti della no wave e sono attenti anche a quello che succede nel resto degli States. In particolare Moore è attratto in maniera viscerale dal fenomeno dell’hardcore e dalla sua etica. E proprio nell’83, in pieno spirito DIY fa uscire per la sua etichetta (la Ecstatic Peace!) questa chicca, che verrà ristampata su cd sia dalla Blast first che dalla mitica SST, Sonic death (Early sonic 1981/83). L’album non riporta i titoli delle tracce ed è diviso in due lunghissime suìte intitolate semplicemente Side one e Side two, evidentemente prese di peso dal precedente formato a nastro. All'interno del booklet non c'è alcuna informazione utile, solo un collage di foto e nient’altro e questo è un bene per l’ascolto (sul web potete trovare la suddivisione interna delle tracce comprensiva di minutaggi). I brani in questione fanno parte dei due album e dell’EP precedenti, suonati tutti in occasioni live e appiccicati letteralmente uno dietro l’altro senza soluzione di continuità. Un’orgia continua di suoni, stupri chitarristici, grida e mantra provenienti da spazi sonici tanto vicini quanto irriconoscibili, clangori deleteri e dilatazioni ipnotiche: claustrocacofonia dalla quale sbucano fuori autentici gioielli di terrorismo musicale (Kill yr. Idols al minuto 48 ca.). Un vortice continuo che s’interrompe solo in alcuni momenti in cui la band dialoga durante il tour o quando nel bel mezzo di un live si ascolta il mormorio del pubblico o un suono di campane, siano esse vere o frutto dell’ingegno di Lee Ranaldo aiutato magari da dei cacciaviti. Robaccia non da poco, autentico avanguardismo alternato a momenti di giochi virtuosi e autolesionisti. In effetti, per quanto si possa ascoltare attentamente è difficile descrivere questo lavoro in maniera univoca: qualcosa a metà strada tra le migliori cavalcate degli Shit and Shine ma molto meno coerenti che converge con l’approccio ignorante, anarchico e gioiosamente sconclusionato delle Shaggs. Ma potrebbe benissimo essere preso per quello che è: da un lato il bisogno di sentirsi parte di una scena artistica, forse una delle più belle giunte dagli USA; dall’altro forse un cazzeggio puro e semplice ad opera di Thurston Moore. E se cosi fosse potremmo tranquillamente benedire queste registrazioni perché rendono efficacemente quale sia stato il punto di partenza di questa band nel loro lunghissimo percorso fino ad oggi: un universo sonoro vivo e livido, gioioso e distruttivo, allo stesso passo in cui si muove l’animo umano.


Il disco è quasi introvabile, qualche copia spunta fuori cercandola su ebay ma il costo non è proibitivo. Su megaupload si fa prima: www.megaupload.com/?d=0667WU80

febbraio 07, 2011

UFOMAMMUT - Eve

Gli Ufomammut sono il più importante gruppo psychedelic sludge metal italiano, provenienti da Tortona e attivi dal 1999, sono in 3 ma fanno casino come se fossero in 30.
Il loro sound è pieno, massiccio ma al tempo stesso dotato di varie "sfumature psichedeliche" che richiamano fortemente la scena heavy psych di fine anni '60 e realtà più vicine a noi come Sleep ed Electric Wizard, ma questi richiami non implicano una imitazione passiva, bensì una rielaborazione con stile e un linguaggio propri. Sarebbero la colonna sonora perfetta se volessimo rappresentare Vulcano nella sua fucina intento ad addolcire i metalli nella forgia.
Il riferimento all'essere divino non è casuale, il "Malleus", lo strumento del dio romano, è il nome del laboratorio di poster art creato da Poia e Urlo, il primo chitarrista e il secondo bassista/cantante del power trio. I loro richiestissimi lavori grafici si rifanno alla poster art statunitense degli anni a cavallo tra i '60 e i '70, all'opera di Victor Moscoso e Rick Griffin e, soprattutto, proseguono la strada già percorsa dal canadese Bob Masse che in quegli anni reinterpretò l'Art Nouveau di Alfons Mucha.
L'esperienza maturata nel Malleus Rock Art Lab ha portato i due a cimentarsi in un'altra sfida, l'etichetta Supernatural Cat, che oltre a valide band come Lento, Morkobot e Incoming Cerebral Overdrive, ha prodotto anche il quinto e ultimo lavoro della band, Eve.


Eve appunto, concept album dedicato alla figura di Eva e alla ribellione al suo Creatore.
"È l'idea della ribellione al precostituito,la ricerca della conoscenza. È abbastanza attuale, soprattutto se si pensa alla situazione della nostra Nazione oggi" secondo le parole di Urlo.
Recentemente premiato come album dell'anno dai lettori di Roadburn.com, il disco è un'unica traccia divisa in cinque movimenti, registrata e mixata nei Locomotore Studio di Roma.
La prima parte, durante i minuti iniziali, riporta alla mente sonorità Kosmiche Musik, in seguito, grazie all'inserimento di riff granitici e distorti si trasforma in una cavalcata astrale degna di The Piper At The Gates Of Dawn. Il brano cresce di intensità a dismisura per poi implodere e lasciar spazio ai primi, inquietanti minuti del secondo movimento, che sarebbero la soundtrack perfetta di un film horror di infima qualità. Un ulteriore crescendo apre la strada alla terza parte,la più breve e aggressiva del lotto, in cui un theremin impazzito fa da sottofondo ad una sfuriata pesante come un treno e alle urla filtrate del cantante.
Il gioco calma apparente/esplosione parossistica continua anche nel quarto movimento, in cui un cantato molto "acid" accompagna il brano fino al momento in cui la chitarra esplode in un lamento metallico, una straziante agonia che ci lascia al pezzo conclusivo. Ritornano gli incubi sonori già familiari, il theremin alieno, i riff doom ultradistorti e la inquietante melodia che ci aveva tormentato nel secondo movimento; il tutto a concludere un monolite di 44 minuti che va ascoltato nella sua interezza per poter essere apprezzato appieno, come se fosse un unico flusso sonoro.

P.S. Consigliatissimi anche dal vivo, i nostri creano uno spettacolo molto intenso, accompagnato egregiamente dalle bellissime proiezioni ad opera del Malleus Rock Art Lab, di cui è anche possibile ammirare e acquistare gli splendidi poster.

http://www.ufomammut.com/
http://www.myspace.com/ufomammut
Eve I video

febbraio 04, 2011

INCUBUS - Beyond the Unknown (1990)








1. Certain Accuracy
2. The Deceived Ones
3. Curse of the Damned Cities
4. Beyond the Unknown
6. Massacre of the Unborn
7. On the Burial Ground
8. Mortify



Incubus, americani. Da non confondere con altre omonime band dell'underground, anche perchè qui non siamo di fronte a un gruppo underground. Questi ragazzacci esordiscono più che degnamente con Serpent Temptation nell'88, un album fortemente influenzato dal thrash più sporco e aggressivo di matrice Kreator, unito alla violenza del primo Death/Grindcore; ma è con questo Beyond the Unknown che la questione si fa più seria.

1990. Il Death Metal è in piena esplosione. Solo in quest'anno escono dischi del calibro di Human dei Death, Cause of Death degli Obituary, l'omonimo dei Deicide... solo per citarne alcuni. Non per niente ma... la scena era ''florida''. Battute a parte, come i loro illustri colleghi gli Incubus registrano il loro secondo lavoro proprio nei Morrisound Studios di Tampa. Ne esce un album assai più maturo del precedente. Se prima si notava ancora un certo distacco tra le parti più tipicamente thrash e le sfuriate in blast-beat adesso il tutto è amalgamato alla perfezione. Un netto miglioramento lo troviamo nelle parti vocali, uno degli aspetti più riusciti degli Incubus in cui il growl è sempre più che comprensibile, ma soprattutto molto personale.
Ma è nella parte strumentale che si sente l' effettivo talento di questa band: i riff, sempre derivanti dal classico thrash sono pesanti e velocissimi, ricordano certe cose di Pestilence e Sepultura, ovviamente pre anni '90, ma il bello è che non sono mai scontati, idem per gli assoli di cui ne troviamo grande quantità. La sezione ritmica è abbastanza devastante. Il batterista riesce sempre a sorreggere la mole dei riff con una certa disinvoltura, nonostante qualche piccola imprecisione, in verità, perdonatissima visto il contesto. In generale notiamo come il livello tecnico di tutti i componenti sia molto sopra la media. Alla fine ne esce un album sì pienamente Death Metal, ma con forti tinte thrash che rendono l'ascolto molto fruibile e divertente. Sarebbe superfluo citare qualche traccia in particolare visto che quest'album viaggia sempre su livelli abbastanza alti per impatto e freschezza compositiva. Compatto come un macigno, suonato e prodotto alla grande, ma con un tipo di attitudine diversa rispetto ai canoni del periodo, e forse è proprio lì il segreto di tutta questa personalità che trasuda da ogni nota. In definitiva un album sconosciuto ai più ma che meriterebbe ben altri riconoscimenti. L'ascolto è obbligatorio per ogni fan del Death old school, ascoltare per credere.

A differenza del suo predecessore Beyond the Unknown viene registrato completamente dai fratelli Howard, Francis e Moyses, rispettivamente chitarre-basso-voce e batteria. Il duo è ancora attivo sotto il nome di Opprobrium.

gennaio 21, 2011

Aurvandil - Ferd



Una perla...
La cassettina pubblicata nel Marzo dello scorso anno si ritrova tra le mani della Eisenwald, etichetta tedesca che decide di ristamparlo in formato digipack questo mese, ed eccolo...      Vi consiglio di spulciarvi il sito della Eisenwald...cassettine, demo, vinili...da avere tutti!
Eisenwald: http://www.eisenton.de/index2.htm


Aurvandil. Il nome è uno dei tanti personaggi della mitologia nordica che hanno da sempre ispirato le band devote al black metal scandinavo. Aurvandil (one man band) è francese, di quella Francia normanna tra castelli e foreste.

Le tracce sono cinque, la prima e l'ultima potrebbero anche non essere prese in considerazione poichè sono inascoltabili. Sono le due tracce più brevi. Inutili. Il bello arriva però subito nel secondo brano "Over The Seven Mountains", tra blastbeat spietati di una drum machine imbestialita e chitarre in puro stile norvegese, tra melodia e distorsione. Bellissimo. Atmosferiche e gelide anche le tastiere, pronte a rendere unici i riff che uno dopo l'altro si susseguono per circa nove minuti. Anche la terza traccia "Through Hordanes Land" è memorabile. Stesso approccio. La considero la più bella traccia dell'Ep. Ineffabile. La quarta song "Still He Walks" è un'altra bellissima passeggiata tra i rami e la neve.

Black metal a regola d'arte. Di genere. Lacrime.

Myspace: http://www.myspace.com/aurvandilmusic

gennaio 16, 2011

MRTYU! - Ornate Shroud

  1. The Night                                      
  2. Bloody Birth                                  
  3. Breathes Dust of the Night             
  4. Sacrament of Blood Distilled           
  5. The Deeps                                    
  6. BurningClera                               
  7. Dead Guru Sings                               

    Non siete sicuri dei sentimenti del vostro partner? Provate a regalare questo album, se non vi manda a fanculo, vi ama.

    Mrtyu! è il progetto solista di un neozelandese, tale Antony Milton, che definisce la sua musica "ritualistic black metal", una musica che, secondo le sue parole, dovrebbe "celebrare la Morte in tutte le sue forme" (Mrtyu è la parola che esprime il concetto di morte in lingua vedica). Tralasciando i dubbi sulla definizione di musica "ritualistica", sorgono quelli sulla classificazione sotto l'etichetta "black metal", di cui, tranne che per  l'attitudine, non c'è quasi traccia.

    Ascoltando il terzo lavoro di codesto neozelandese un orecchio poco abituato sentirebbe solo rumori. Un orecchio abituato anche, melodie di chitarra squarciate da suoni distortissimi che improvvisamente virano sul dark ambient, un cantato (raro) agonizzante e disperato come nella peggior tradizione depressive/suicidal black metal, e ancora un violino scordato pian piano sommerso da riverberi e distorsioni drone.
    Nel complesso un lavoro poco accessibile e difficilmente valutabile, ma se cercate qualcosa di disturbante è l'album che fa al caso vostro.

    http://www.myspace.com/therealmrtyu